Ha il miraggio di un sogno il mio viaggio in Salento.
Un sogno che inizia già a partire dalla calzante triade di elementi che lo caratterizza: lu sule, lu mare, lu ientu.
Sole, mare e vento dunque mi accompagnano nell’esplorazione di questi luoghi, che si lasciano godere per intero, appagando, attimo per attimo, tutti i sensi. Gli occhi vagano piacevolmente dispersi tra le vaste distese di terra rossa, alberi di ulivo e fichi d’india, tra spiagge dalla fine sabbia bianca e irte scogliere rocciose, strapiombanti sulle acque di un mare profondamente blu. E se chiudo gli occhi, lo spettacolo sopravvive negli odori freschi e penetranti della campagna, nell’agitarsi delle fronde attraverso cui il vento intona una piacevole melodia che accompagna il canto di grilli e cicale; o nel vivo respiro delle onde marine, pellegrine instancabili, messaggere di favole antiche, per chi le sappia ascoltare.
Rassicurata da un caldo abbraccio, sono spinta da mani invisibili a immergere il corpo in quella limpidezza, in quella virginea trasparenza delle acque fresche, miti e pacifiche. Un brivido mi percorre al primo contatto, non so se sia emozione o una leggera sensazione di freddo, ma, mentre il mio corpo si copre di pelle d’oca, non posso fare a meno di proseguire nuotando verso l’orizzonte.
Il Salento costiero inizia, per chi scende dalla superstrada che da
Brindisi porta a
Lecce, subito dopo Cerano. La prima località marina che si può raggiungere dopo una decina di chilometri, per proseguire poi lungo la litoranea che corre parallela alla costa bassa e sabbiosa, è quella di
Torre Specchiolla – Casalabate.
Qui, come a
Torre Rinalda, a
Spiaggiabella, a
Torre Chianca e infine a
Frigole, si prova già la bella sensazione di trovarsi in luoghi dove tutto ruota intorno al mare, alla spiaggia, al sole: lunghi arenili sabbiosi, campings attrezzati, locali dimensionati all’estate.
San Cataldo riserva già le prime sorprese per i bagnanti e i turisti: un porto-canale, che ospita centinaia di imbarcazioni; un faro, che si staglia alto laddove doveve esserci in passato un castello o una torre; campings, lidi ben curati, servizi vari; boschi di pini soprattutto, ampi e accoglienti viali.
Subito dopo San Cataldo si incontra l’oasi protetta delle
Cesine. Ci si può accedere solo a piedi, accompagnati da guide esperte, che in un silenzio incantato, tra alti alberi di pino ed eucalipto, portano a stretto contatto con la natura e con la flora e la fauna tipiche della zona: orchidee acquatiche, falasco, rospi, raganelle e, durante determinati periodi dell’anno, i peregrini signori del cielo, quali aironi, cormorani, anatre e altri uccelli migratori.
Proseguendo sulla litoranea si incontra
San Foca, con il suo porto. Dopo, è un susseguirsi di località marine bellissime, tra cui la nota
Torre dell’Orso. Questa, con numerosi villaggi ben organizzati, ricchissima di negozi, pub, gelaterie, è formata da un’ampia insenatura sabbiosa racchiusa tra alte scogliere a Sud e a Nord. E a Sud, quasi a guardia dell’arenile, le suggestive “due sorelle”: due imponenti scogli, staccatisi dalla roccia e tra loro somiglianti.
Poi, pochi chilometri a Nord di
Otranto, i
Laghi Alimini: con il carico verde che li circonda, costituiscono una riserva naturale unica. L’area è costituita da due laghi di origine diversa: Alimini Grande, che un tempo doveva essere un’ampia insenatura, e Alimini Piccolo, detto anche Fontanelle, una depressione, via via divenuta sempre più profonda, che raggiungendo la falda freatica dà origine a sorgenti di acqua dolce. Intorno ai due laghi vi è un lungo canneto e una pineta.
Superata l’area degli Alimini e il fittissimo bosco che si accompagna alla litoranea, una verdeggiante campagna ricca di colorati frutteti conduce fino a
Otranto.
Chi arriva qui ha già con sé il mito di una città antichissima, di cui è stato scritto sin dall’età classica. Posta sulla punta estrema della Penisola, è stata per secoli città – cerniera con l’Oriente. Il suo porto ha visto arrivare i primi greci che fuggivano dalla madre patria, gli eserciti bizantini che difendevano quella che consideravano loro terra, i monaci orientali che sfuggivano alle persecuzioni iconoclaste, i turchi che la volevano invadere. Gli scambi tra Oriente e Occidente passavano dal porto di
Otranto e non erano solo scambi commerciali, ma di culture, di modi di vita, di pensiero. Di quella grandezza rimangono oggi testimoni le mura imponenti, i poderosi bastioni, l’Alfonsina, una delle quattro porte d’ingresso della città, il castello. Nel centro storico è da visitare la Cattedrale Romanica, del 1080, dedicata all’Assunta, con all’interno la Cappella dei Martiri e la pietra sulla quale essi furono decapitati.
L’Alfonsina invece consente l’accesso a piedi all’interno del castello, ovvero nella parte della cittadina conosciuta come
Otranto vecchia. Catapultati improvvisamente in un piccolo mondo antico, sarà piacevole perdersi nei bianchi vicoli e nelle caratteristiche stradine, puntellate di graziosi ristoranti, trattorie, gelaterie, ma anche di negozi di artigianato locale, abbigliamento, bigiotteria. Nelle serene nottate estive, non mancano artisti di strada di ogni genere, che intrattengono piacevolmente i turisti con le loro acrobazie e i loro numeri. E per chi ama il frizzante guizzo dell’aria mattutina, è da ricordare che
Otranto è il punto più a est dell’Italia, dal quale si può quindi ammirare per primi il sorgere dell’alba!
Proseguendo verso sud, la costa diventa sempre più rocciosa e alta sul mare.
Attraversiamo
Porto Badisco, Grotta dei Cervi, per arrivare a
Santa Cesarea Terme. Anche qui, come a
Otranto, non possiamo fare a meno di accorgerci delle suggestioni orientali: una grande cupola, quella di Palazzo Sticchi, domina il centro turistico e termale: colonne tortili che delimitano il loggiato, bicromia di colori, archi che si intrecciano. Le passeggiate sul lungomare sono una delle principali attrazioni che colpiscono i turisti. Le terme della cittadina, note per la cura di alcune malattie della pelle e dell’apparato respiratorio, sono modernissime. L’acqua sulfurea che si sprigiona da quattro grotte ad una temperatura costante di 34º fa percepire a distanza l’odore di zolfo. Una serie di piccoli alberghi moderni e lo storico palazzo delle terme, l’Albergo Palazzo, tutti frequentatissimi, sottolineano come la località sia luogo di vacanza e di relax.
Scendendo verso
Castro, incontreremo
Porto Miggiano, con la torre che domina la falesia. Lungo la costa, anfratti, fiordi, calette e grotte. La strada litoranea passa per
Grotta Romanelli, raggiungibile solo via mare, nei cui cunicoli furono rinvenuti manufatti litici dell’uomo preistorico e resti di animali scomparsi da millenni dalle nostre contrade; e poi su quella della
Zinzulusa, alla quale si può accedere, usufruendo anche della guida che ne illustrerà storia, caratteristiche e particolarità. Lasciata la litoranea si svolta a sinistra, e dopo un tratto costellato da carrubi, fichi d’india e olivi, ci si imbuca nella grotta.
La
Zinzulusa, scoperta nel 1793, è lunga poco meno di un chilometro, è ricca di stalattiti e stalagmiti da superare per giungere alla grande sala, il Cocito, alta oltre venti metri, e da sempre habitat naturale dei pipistrelli. All’uscita, una serie di barche di pescatori sono pronte per far visitare la costa. Il mare intorno è terso, trasparente, di un azzurro intenso.
Risalendo verso la litoranea, tra belle ville, alberghi, ristoranti e residence, si arriva ad un’altra perla del Salento:
Castro. Si tratta dell’antichissima Castrum Minervae. Circondata da mura e torri, la cittadina ha origini antichissime. Si divide in due zone,
Castro alta , la zona cittadina dove si possono ammirare la Chiesa Romanica, il Castello Cinquecenteco, e le numerose stradine che costituiscono il nucleo stesso del paese.
Castro marina invece è la parte che si affaccia sul mare, ha un porto e varie discese di balneazione tutte molto frequentate grazie alle acque fresche e talmente limpide che consentono di vedere facilmente il fondale. Paesaggi splendidi si possono ammirare qui da punti strategici. Meta non solo estiva,
Castro città, osservata dalla marina sottostante, di sera, in inverno, con le sue luci e la sua stessa conformazione, evocherà l’idea di un grazioso presepe. Più avanti si incontra l’insenatura dell’
Acquaviva: fittissimi pini e una gradevolissima vegetazione di sottobosco sono presenti su tutto il fiordo, stretto e lungo qualche centinaia di metri. La località prende il nome dalla caratteristica dell’acqua del mare: in certi tratti infatti è veramente molto fredda, e questo è dovuto alla presenza di sorgenti che scaturiscono dalla roccia e confluiscono nel mare. E’ comunque uno dei paesaggi naturali più seducenti del Salento, con le sue alte montagne rocciose, coperte di una vegetazione selvaggia, che delimitano l’insenatura marina. Contemplato di sera, magari con la luna piena e il cielo nitido punteggiato di stelle, emozionerà facilmente gli animi più romantici. Seguono quindi
Marina di Marittima, Andrano, Tricase, Marina Serra, tutte località marine con porto e possibilità di balneazione. A
Tricase, una meraviglia naturale è la Quercia dei Cento Cavalieri, una centenaria quercia appartenente alla specie tipica della zona salentina, la Vallonea. Oltre ad essere antichissima, questa quercia ha un’ampiezza impressionante della chioma e del tronco.
Scendendo ancora sempre lungo la litoranea, si incontrano
Marina di Novaglie e la località conosciuta come
Ciolo, con il ponte per continuare verso Santa Maria di Leuca, dal quale si gode, tra pareti rocciose che si affacciano sul mare, un altro spettacolo naturale del Salento. Così, proseguendo lungo muretti a secco, alberi di ulivo, pagliai e fichi d’india, e guidati dalla roteante luce del faro, si giunge a
Santa Maria di Leuca, conosciuta come la punta più meridionale d’Italia e spartiacque tra due mari, l’Adriatico e lo Ionio. Molto visitato è il complesso del Santuario della Madonna di Leuca, meta di pellegrinaggio via terra e via mare, con la chiesa risalente al 1720. Il lungomare è caratterizzato da locali, colorati chioschi e divertenti mercatini all’aperto con svariate bancarelle che offrono i più vari prodotti, ma specialmente quelli tipici realizzati nella zona, a partire dall’abbigliamento fino alle prelibatezze culinarie.
Da Santa Maria di Leuca si può proseguire poi lungo la fascia litorale ionica.
A differenza della costiera adriatica, qui troviamo lunghe spiagge di sabbia.
Superata
Punta Ristola, troviamo una serie di grotte che il mare ha scavato nei millenni.
La costa d’ora in avanti è piattissima e le alte dune, coperte da canne e pini piegati dalla forza del vento e dalla tipica macchia mediterranea, nascondono le spiagge. Le località limitrofe sono
Marina di Pescoluse e Torre San Giovanni. E proprio la Torre di San Giovanni, entrando a
Gallipoli dalla litoranea sud, ci porge una sorta di benvenuto. Un’altra torre, la Sabea, a nord della città, ci avvisa che stiamo per raggiungere una delle località ioniche più belle.
Siamo a
Gallipoli, il cui centro storico è interamente sull’isola. Sulla sinistra ci accoglie subito il Castello con il Rivellino. Mura antiche e numerose chiese e palazzi lungo il perimetro di esse, fanno da corteo per chi voglia addentrarsi nell’esplorazione di questa bella città. Kalè polis appunto, la città bella, con un’antica storia che dai Messapi ai Bizantini porta fino a noi l’eco dei suoi anni e dei popoli che l’hanno creata. La Chiesa di San Francesco di Paola, Palazzo Caratti, la Chiesa della Purità, Palazzo Laviano, le chiese di San Francesco d’Assisi, di Santa Maria degli Angeli, del Crocifisso, di San Domenico, sono solo alcuni degli edifici che conferiscono antichità, arte e storia alla cittadina. E poi ci sono ancora la Cattedrale a Sant’Agata nel cuore della città con una facciata barocca, e una serie di palazzi all’interno del labirinto di viuzze che attraversano tortuosamente il centro storico. Molto caratteristico è il mercato del pesce, dove è possibile la degustazione al momento di pesce fresco e genuino nelle sue varietà. Lasciando il bel sito di
Gallipoli, ci immergiamo in un attraente paesaggio, con rocce affioranti che sprofondano nel mare trasparente, sorgenti d’acqua dolce che scendono in mare, profumi di una splendida pineta e della macchia mediterranea. Accompagnati così da paesaggi che sembrano usciti da un libro di fiabe, raggiungiamo
Porto Cesareo e Torre Chianca. Infine,
Torre Lapillo, la graziosa insenatura dominata dalla torre omonima.
Subito dopo, siamo in provincia di
Taranto.
E chi ama il divertimento e godere della città durante la notte, non ha che da scegliere tra i tanti piccoli e grandi locali presenti nel centro storico di
Lecce. Perla del barocco, la piccola città ospita imponenti monumenti e palazzi che delizieranno gli occhi degli amanti dell’arte. Piazza Duomo è ampia e affascinante, la chiesa di Santa Croce è maestosa e perfetta. Qui poi le numerose botteghe degli artisti della cartapesta, contenti di far vedere le fasi e i processi di lavorazione di questo materiale dal quale vengon fuori, con l’amore e la cura di mani esperte, capolavori di artigianato. Per i più sognatori invece sarà un gradito contrattempo disperdersi in stradine strette e tortuose, talvolta affollatissime, dove si potranno godere, al chiaro di luna, le belle notti d’estate.
Non solamente mare, spiaggia e scogliera sono le caratteristiche del Salento.
Piccoli paesi di campagna, antichi borghi che fanno da ambientazione a storie, leggende e favole della terra più a Sud delle Puglie, offrono a visitatori ed abitatori una sede ideale per chi voglia evadere, per un po’, dalla vita frenetica e stressante di tutti i giorni.
Luoghi straordinari, in cui il tempo pare essersi arrestato, in cui sembra di muoversi nelle acque calme e tranquille di un mondo sottomarino, dove tutto è lento, silenzioso, pacifico.
Questi sono i paesi della terra salentina, costruiti tra le campagne e parte integrante di esse.
Questi i paesi dove si consumano, nelle sere d’Agosto, le dionisiache ed esaltanti feste dedicate alla ormai famosa “pizzica”, l’ irrefrenabile danza della zona.
Questi i paesi dove allegria, serenità e semplicità regnano ancora negli animi delle persone.
Il mio sogno si avvia alla conclusione. Devo tornare nella vivace realtà quotidiana.
Ma prima di congedarmi dal Salento e dai suoi simpatici abitanti, voglio catturare l’incantevole paesaggio nella memoria, rendere vividi e corporei i colori, i profumi, i suoni, per richiamarli -piccolo tesoro segreto nella mia mente- e ritrovarli intatti ogni volta che si affacci il desiderio di ripercorrere la dolce sensazione di una nostalgia nascosta.
Chiudo gli occhi, tiro un profondo respiro, tendo le orecchie e mi muovo come una creatura eterea nell’aria leggera. Cammino senza necessità di voltarmi indietro…
Il Salento è per sempre dentro di me.